Il declinismo indimostrato
Nessuno si faccia illusioni: la recessione c’è, eccome, basta vedere le ultime stime del Fondo monetario internazionale, che prevedono una contrazione del pil italiano del 2,2 per cento nel 2012 e dello 0,6 per cento nel 2013. Anche i dati arrivati ieri dall’Istat confermano questo trend. Sul fronte della produzione industriale, infatti, l’istituto nazionale di statistica mostra che nel 2011 la produzione si è bloccata rispetto all’anno precedente con una variazione pari a zero; dato molto negativo, certo, perché l’anno precedente si era registrato invece un più 6,4 per cento rispetto al 2009.
5 AGO 20

Nessuno si faccia illusioni: la recessione c’è, eccome, basta vedere le ultime stime del Fondo monetario internazionale, che prevedono una contrazione del pil italiano del 2,2 per cento nel 2012 e dello 0,6 per cento nel 2013. Anche i dati arrivati ieri dall’Istat confermano questo trend. Sul fronte della produzione industriale, infatti, l’istituto nazionale di statistica mostra che nel 2011 la produzione si è bloccata rispetto all’anno precedente con una variazione pari a zero; dato molto negativo, certo, perché l’anno precedente si era registrato invece un più 6,4 per cento rispetto al 2009. E se guardiamo al mese di dicembre 2011, l’indice segna un meno 1,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2010.
Dunque siamo alla débâcle? I numeri indici vanno interpretati. Gli stessi dati Istat sono andati meno peggio del previsto, a ben guardare. Per dicembre, il consenso degli analisti si aspettava un dato molto peggiore, con un calo del 4,6 per cento invece che dell’1,7. E se lo confrontiamo col mese precedente, si vede che la produzione è aumentata dell’1,4 per cento. Con percentuali molto buone in alcuni settori (estrattivo, più 11,8 per cento, chimico-farmaceutico, più 10,1 per cento). Qui, poi, gli analisti si aspettavano un dato negativo (meno 0,5 per cento), che invece è stato triplicato in positivo.
Altri segnali confortanti arrivano dal quarto rapporto sui distretti industriali presentato in settimana dal centro studi di Intesa Sanpaolo coordinato da Gregorio De Felice. Dal sondaggio, condotto su 13 mila aziende appartenenti a 139 distretti, emerge che anche nel momento in cui le teorie ultradecliniste vorrebbero che l’intero sistema industriale italiano stia evaporando (questa l’immagine spesso evocata), le imprese invece resistono: nel 2010 infatti il fatturato medio delle imprese è cresciuto dell’8,3 per cento. La crisi non si era del tutto dispiegata? Allora guardiamo ai dati 2011: ancora meglio, fatturato medio salito dell’8,5 per cento. Per il 2012 ci sarà, sì, la grande gelata, ma si rimane comunque in territorio ampiamente positivo (si prevede un aumento solo dell’1 per cento) e per il 2013 si attende la ripresina (più 3 per cento).
Conclusione: forse le statistiche ufficiali non riescono a fotografare con esattezza la realtà. Di sicuro l’Italia è in recessione. Ma non tutte le imprese italiane languono.
Dunque siamo alla débâcle? I numeri indici vanno interpretati. Gli stessi dati Istat sono andati meno peggio del previsto, a ben guardare. Per dicembre, il consenso degli analisti si aspettava un dato molto peggiore, con un calo del 4,6 per cento invece che dell’1,7. E se lo confrontiamo col mese precedente, si vede che la produzione è aumentata dell’1,4 per cento. Con percentuali molto buone in alcuni settori (estrattivo, più 11,8 per cento, chimico-farmaceutico, più 10,1 per cento). Qui, poi, gli analisti si aspettavano un dato negativo (meno 0,5 per cento), che invece è stato triplicato in positivo.
Altri segnali confortanti arrivano dal quarto rapporto sui distretti industriali presentato in settimana dal centro studi di Intesa Sanpaolo coordinato da Gregorio De Felice. Dal sondaggio, condotto su 13 mila aziende appartenenti a 139 distretti, emerge che anche nel momento in cui le teorie ultradecliniste vorrebbero che l’intero sistema industriale italiano stia evaporando (questa l’immagine spesso evocata), le imprese invece resistono: nel 2010 infatti il fatturato medio delle imprese è cresciuto dell’8,3 per cento. La crisi non si era del tutto dispiegata? Allora guardiamo ai dati 2011: ancora meglio, fatturato medio salito dell’8,5 per cento. Per il 2012 ci sarà, sì, la grande gelata, ma si rimane comunque in territorio ampiamente positivo (si prevede un aumento solo dell’1 per cento) e per il 2013 si attende la ripresina (più 3 per cento).
Conclusione: forse le statistiche ufficiali non riescono a fotografare con esattezza la realtà. Di sicuro l’Italia è in recessione. Ma non tutte le imprese italiane languono.